about

il signore dei legnetti

Sto per uscire a tirar giù la saracinesca, quando alla vetrina della bottega vedo affacciarsi una mamma e il suo bambino. Si fermano a lungo, pare aspettino solo un invito, faccio loro cenno di entrare. 

Lei è interessata soprattutto ai bijoux, si regala un paio di orecchini, tornerà col disegno di un anello. Il piccolo è entusiasta di tutto. Le radici gli sembrano creature in movimento, acrobati, animali, ballerine. Nelle sfere di legno scorge i pianeti, in un ciondolo vede una giostrina, in una fettina di albicocco la mappa d’un tesoro.

Federico è curioso, vuole sapere, vedere, toccare. Gli spiego che il legno è della materia in cui l’albero trasforma la luce, e quante cose sappiano vedere le radici nel buio. Gli mostro molti legnetti diversi, il nero dell’ebano, il rosso del cocobolo; il verde incredibile del guaiaco, il legno della vita. Gli spiego perché sono i miei ultimi pezzi, perché i legni esotici è meglio lasciarli dove sono: le foreste vanno protette, non rase al suolo. 

Lo aiuto a contare gli anelli della crescita in una fettina di bosso, che cresce d’un millimetro all’anno. E la magia d’un rametto di biancospino, che si rifuse in quello da cui partì. Gli faccio toccare con mano quanto quei legnetti siano duri e compatti, robusti e flessibili. Gli racconto che per estrarre quella radice così strana, ho dovuto scavare un buco enorme; che per trovarne una così, di buchi ne devo fare tanti, e fare piano un po’ come un archeologo, per non rovinarla. E che per vederla bene ho dovuto molte volte girarle intorno, perché non sempre la bellezza ci corre incontro, anzi, spesso le piace nascondersi.

La madre, gentile ma ormai esausta, riesce infine a convincerlo che bisogna tornare a casa, ma qualche giorno dopo Federico ritorna, per imparare a segare, a scolpire, a levigare. Terminato il corso ci siamo persi di vista, ma qualche anno dopo, riconoscendomi, con un gran sorriso ha subito esclamato: <il signore dei legnetti!>

ed è così che oggi vorrei presentarmi, semplicemente:

buon giorno, mi chiamo Sebastian, sono il signore dei legnetti.

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